STORIA DEL CUCCU'

Il fischietto è forse il primo giocattolo sonoro dell’antichità, lo si trova nelle civiltà più remote, ed infatti piccoli fischietti di argilla sono stati ritrovati in tombe di bambini di epoca greca. I fischietti in terracotta, prodotti in tutte le parti del mondo, sia con finalità ludica che apotropaica, rappresentano un valido contributo alla conoscenza di importanti aspetti culturali delle civiltà del passato di ogni continente. La produzione materana dei fischietti è sempre stata direttamente connessa alla festa ed alla fiera allestita per la Madonna di Picciano ed alla gita fuori porta del giorno di pasquetta presso la chiesa dei Cappuccini. In entrambe le occasioni il “cuccù” era un acquisto obbligato per i figli dei pellegrini ed un oggetto da esibire per dimostrare la partecipazione al pellegrinaggio. Il fischietto tradizionale materano raffigura un gallo, simbolo di forza virile e di difesa contro i malefici. Il suono prodotto dalla figura base è bitonale: tale suono ha determinato la denominazione dialettale “cuccù” perché richiama il canto del cuculo, mentre la colorazione a strisce policrome dei “cuccù” è riconducibile ai nastrini che venivano acquistati a Picciano e legati ai finimenti dei cavalli.

martedì 9 febbraio 2010

Gli ultimi 20 anni li ho trascorsi fischiando

Ebbene si, sono passati più di 20 anni!!! Non vorrei sembrare autocelebrativa ma oggi, pensando a questo blog dedicato interamente alle ceramiche sonore, ho realizzato che è trascorso molto tempo da quando pasticciavo e creavo i primi fischietti. Forse mi ha colto solo un po' di nostalgia visto che oggi è il mio compleanno! Ho iniziato a modellare l'argila molto presto, per gioco, quando nei campi appena arati attorno casa affioravano piccole zolle compatte e plastiche. Ricordo che mio fratello mi porgeva dei piccoli maialini ancora freschi e  allora mi chiedevo come fosse posibile dalla terra ricavare qualcosa di così allegro. Oggi per esperienza, formazione  o vocazione plasmo ancora creta e trovo gratificante ripetere gli stessi gesti che producono sempre forme nuove.

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